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Aggiornamento:Gio, 13 Feb 2020 9am

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Raccolta di firme contro liberalizzazione selvaggia nel commercio

La raccolta di firme per tornare ad una regolamentazione delle aperture nei giorni festivi

Il Governo Monti, con il cosiddetto “decreto Salva Italia”, dal 1° gennaio 2012, ha liberalizzato definitivamente, senza eccezioni, il regime degli orari di tutti gli esercizi commerciali, superando il previgente principio generale dell’obbligo di chiusura domenicale e festiva e la regolamentazione degli orari giornalieri di apertura e chiusura (ad esempio in previsone delle feste o nei periodi turistici).

Questo, unitamente alla concorrenza sempre più serrata tra le strutture delle grande distribuzione, ha portato ad una generalizzata apertura di ipermercati, supermercati, centri commerciali, sia di domenica che nei giorni festivi.

In realtà, complice anche la crisi economica ed alla contrazione del reddito disponibile per gli acquisti degli italiani, questo stato di cose NON ha portato alcun aumento del fatturato degli esercizi commerciali, facendone solo lievitare le spese a causa dell'aumento del periodo di apertura. Ma la concorrenza impedisce loro di tornare indietro.

A noi interessa un altro dato, però: abituare generazioni di italiani a passare il proprio tempo libero all'interno di asettici centri commerciali, è un vero e proprio delitto. Lo è, soprattutto, in un Paese come il nostro, fatto di tradizioni enogastronomiche uniche, di borghi collinari e montani, di spiagge e di pinete, di sagre e di eventi culturali unici, che sono spesso la destinazione di itinerari mototuristici.

La liberalizzazione forzata voluta dal Governo Monti non sta uccidendo solo quella diffusa rete di piccoli esercizi commerciali e di servizio che ancora tengono "vivi" e gradevoli migliaia di centri storici italiani, ma creerà, nel tempo, la fine di moltissime iniziative sul territorio (sagre, eventi, fiere), che vedranno anno dopo anno diminuire i propri frequentatori. Così come la riduzione dei frequentatori delle nostre colline, montagne e campagne, porterà alla chiusura di ristoranti, bar, rifugi. E alla fine, quando si vorrà prendere la moto per andare a fare un giro, non si saprà più dove andare.

Un'Italia che nei prossimi decenni, quindi, perderà poco a poco le proprie peculiarità culturali, in nome di un'abitudine a passare il proprio tempo libero ciabattando tra i lustrini dei centri commerciali inalando l'odore delle patatine fritte anzichè il profumo di boschi e pinete. Girare in moto per il parcheggio di un centro commerciale riteniamo non sia particolarmente appagante, ma ad andare avanti così, potrebbe diventare l'unico posto dove andare per cercare un bar o un ristorante aperto.

Confesercenti ha lanciato una raccolta di firme per abrogare questa norma scellerata.

Sul sito internet liberaladomenica.it è indicato dove si può firmare. Siamo certi che anche noi motociclisti siamo sensibili a questo tema, e quindi invitiamo tutti a contribuire a questa battaglia di civiltà a difesa del nostro futuro di cittadini e di cittadini in moto.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Coordinamento Italiano Motociclisti
Ufficio Stampa

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