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Aggiornamento:Mar, 23 Nov 2021 4pm

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Il binomio libertà e motocicletta ha ancora un senso?

UominiInMoto

Per molte generazioni la motocicletta ha rappresentato un simbolo di libertà, di confini che si allargano, ma è ancora così oggi? Sono uomini liberi quelli che vivono la passione delle due ruote in modo totale? Molti ritengono che il fatto che le società repressive impediscano l'utilizzo di moto di grande cilindrata sia da mettere in diretta connessione con la libertà che la motocicletta rappresenta: la passione delle due ruote colpisce uomini di qualsiasi professione o estrazione sociale.

Le storie di uomini che usano la motocicletta per professione (piloti) o la usano solo per passione o per portarsi al lavoro, sono storie apparentemente differenti, ma in realtà pienamente condivise.

E' questo il fil rouge che potete trovare nel libro di Marcello Lo Vetere giornalista che ha lavorato in riviste di moto e di auto e già autore di una fortunata Guida al restauro della Fiat 500 (Giorgio Nada Editore).

«Uomo libero, tu amerai sempre... la moto» è questo il filone del libro di Marcello Lo Vetere, "Uomini in moto" (Fucina Editore, 130 pagine, 12 euro), una una carrellata di motociclisti di varia estrazione dove motociclisti attempati, con migliaia di chilometri alle spalle, hanno sempre qualcosa da condividere con gli appassionati più giovani. 

Alcuni di loro sono piloti, famosi in epoche differenti, poi c’è un magistrato celebre ai tempi del pool antimafia e inoltre persone comuni. 

Sulle pagine sfilano i racconti di Nicky Hayden, Casey Stoner, Pierfrancesco Chili, Luca Scassa, Giuseppe Ayala e altri ancora. 

Quest'ultimo per esempio, ricorda il piacere di correre in moto quando ancora poteva ritenersi un «uomo libero», senza l’obbligo della scorta quotidiana imposta dal suo ruolo alla Procura di Palermo che lo avrebbe rinchiuso dentro un’auto blindata

Hayden ripercorre l’anno del suo unico titolo mondiale, la disperazione e poi la gioia per una vittoria riacciuffata all’ultima gara. 

Poi ci sono un chirurgo in Lambretta, un sopravvissuto a un incidente che poteva costargli la vita, un «dakariano» d’altri tempi, un giornalista che prova moto per lavoro, un insegnante perseguitato dai ladri di moto

Storie che s’intrecciano sulla strada, la stessa che percorre un immaginario motociclista, Pierluca Danzi, che anima la prima parte del libro con le sue fughe in giro per l’Italia, tra sogno e precarietà.

La risposta al quesito se la moto rappresenti ancora un sinonimo di libertà ovviamente è qualcosa che ciascuno di noi deve darsi, indipendentemente da questo testo.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Coordinamento Italiano Motociclisti
Ufficio Comunicazione

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