Motociclista muore schiacciato da un albero

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Tragedia sulla via Cristoforo Colombo a Roma: si chiamava Gianni Danieli, ed aveva solo 41 anni,  il motociclista che procedendo in direzione di Ostia tra via di Mezzocammino e via Malafede  ha perso la vita per la caduta di un albero.

 

Lo stesso era assicurato con cavi d'acciaio ma è stato sradicato dal vento che proveniva poco oltre il raccordo anulare. E' giallo su un altro pino che sarebbe caduto sempre sulla Colombo ma all'altezza di via Marco Polo ferendo un secondo motociclista. Due feriti, ancora per un albero caduto, anche in via Flaminia.

Nel primo incidente, la vittima è Gianni Danieli residente all'Infernetto, fisioterapista di 41 anni, sposato e padre di due figli. E' stato travolto e ucciso da un pino precipitato al km 17+800, nel tratto compreso tra via Mezzocamino e via Malafede. Il centauro procedeva in direzione di Ostia

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno estratto il corpo del ragazzo da sotto al tronco. Il traffico è stato bloccato, in quanto l'albero ha occupato entrambe le carreggiate. Il centauro viaggiava in sella ad una moto modello motard, una Aprilia Dorsoduro

L'albero caduto era assicurato con dei cavi d'acciaio che però non hanno resistito al vento. L'incidente è avvenuto nel primo pomeriggio intorno alle 13. La Procura di Roma avvierà un'inchiesta e si valuta di procedere con l'accusa di omicidio colposo.

Questa è l'ennesima dimostrazione di come la sicurezza della circolazione (in moto e anche con altri veicoli) non dipenda unicamente dai conducenti, come oramai le istituzioni vogliono farci credere, ma dipenda moltissimo anche dalle condizioni di manutenzione delle strade.

La nostra battaglia per avere dei guard rail realizzati in modo tale da non essere pericolosi per i motociclisti è iniziata oramai quasi quindici anni fa, ma nel tempo non solo la situazione dei guard rail non è migliorata, ma si sono aggiunte altre problematiche. Quella dello stato di manutenzione delle strade sta raggiungendo livelli inaccettabili.

Che senso ha assicurare un albero pericolante, per di più di dimensioni considerevoli, con dei cavi d'acciaio? Forse per un distorto concetto di salvaguardia dell'ambiente? O perché era più economico che non rimuoverlo e rimpiazzarlo dopo avere reso il terreno idoneo ad accogliere un albero? Le radici, che dopo la caduta sono chiaramente visibili, erano idonee a sorreggere un albero di quelle dimensioni?

Ma soprattutto che senso ha cercare di dare supporto ad un albero attaccando un cavo di acciaio ad un treppiede pubblicitario?

Questo è quello che si vede se si cerca con Google Street View la situazione di quel tratto di strada. Un albero che incombe sulla carreggiata attaccato con un cavo (lasco) ad un treppiede pubblicitario, e l'albero seguente (anch'esso fortemente inclinato) attaccato con altri due cavi ad altri alberi!

Con che criterio sono state effettuate queste opere? 

Ora si cercano i responsabili. Secondo il suocero della vittima il vento in quella zona in quel momento era sui dieci nodi. Una brezza, e come può cadere un albero per una brezza? Si stanno effettuando delle perizie per capire come mai tutto questo sia avvenuto, per definire le responsabilità.

Ma una volta che saranno definite, non riusciamo ad avere la fiducia che qualcuno potrà mai essere punito per questo. Se siamo un poco prevenuti, ci sono dei buoni motivi.

Nel Febbraio del 2009 un altro pino della Colombo aveva già ucciso. Daniele Innocenzi, 52 anni, padre di tre figli, docente a La Sapienza, stava andando all’università con il suo scooter, quando è stato ucciso da un ramo. La figlia più piccola, 7 anni, aveva riconosciuto dall'autobus sul quale si trovava le scarpe del padre sull'asfalto. L'inchiesta si è chiusa con delle assoluzioni. Nessuna conseguenza, insomma, per i funzionari comunali competenti.

Per non parlare del caso di Niccolò Galli, che morì per una banale scivolata con uno scooter contro un guard rail che era stato malamente posizionato dopo una manutenzione. Anche in questo caso tutti i colpevoli (riconosciuti tale in primo grado di giudizio) sono stati assolti per prescrizione.

Poi ci si meraviglia che i cittadini fanno fatica a rispettare codici e leggi dello Stato. Forse lo Stato dovrebbe cominciare a capire la differenza tra "autorità" e "autorevolezza". La prima viene imposta, la seconda viene riconosciuta. La prima può andare bene per fare le multe, ma perché si arrivi ad avere il rispetto delle leggi in modo "istintivo", come avviene in altri Paesi europei, serve la seconda.

Perché i cittadini rispettino le leggi dello Stato, lo stato deve essere autorevole, ma per essere autorevole deve essere credibile e deve rispettare i cittadini. Ma non si perde occasione per dimostrare quanto il rispetto dei cittadini e la credibilità siano sconosciute alle Istituzioni.

Coordinamento Italiano Motociclisti
Ufficio comunicazione