Aveva comprato la moto da un mese e sognava di diventare un cuoco

2

Era uscito di casa in sella alla sua Yamaha 125 nuova di zecca. Andava a scuola, come ogni mattina Amos Zaghini, ma all’istituto alberghiero non ci è arrivato mai. Sul lungomare ha trovato un muro di lamiere che l’ha fermato per sempre. Amos, che avrebbe compiuto 17 anni il 20 giugno, è morto ieri mattina schiantato sotto un pick up che voleva fare inversione di marcia. Se lo è trovato davanti quell’enorme Mitsubishi, ha frenato, ha cercato di sterzare, ma è stato inutile.

E’ finito con la sua moto sotto le ruote del grosso mezzo. Aveva sangue dappertutto quando è arrivata l’ambulanza del 118. Il medico ha tentato di rianimarlo. In tutti i modi. E non si è arreso. Ha deciso anche di portarlo in ospedale dove hanno tentato ancora di rianimarlo. Ma alle 8.50 il giovane cuore di Amos ha smesso di battere.

Sul posto a rilevare l’incidente una pattuglia del Reparto mobile dei vigili urbani. Secondo la prima ricostruzione il ragazzo alle 7.40 procedeva sul lungomare in sella alla sua moto, comprata appena un mese fa, verso Miramare, verso la sua scuola. All’altezza del bagno 33, proprio di fronte all’hotel Le Meridien, il pick up guidato da un ventiquattrenne riminese usciva dal parcheggio a spina di pesce con il muso verso sud e tentava di fare un’inversione di marcia puntando verso il porto. E’ lì che è successa la tragedia.

Una tragedia che ha subito gettato nella disperazione i familiari e gli amici di Amos. I genitori (lui fa l’autotrasportatore, lei la casalinga) sono corsi in ospedale, così come la sorella Jessica (che fa la cameriera al Ristorante dei marinai, al porto). Quando sono arrivati, per Amos purtroppo era già troppo tardi. "Ancora non riusciamo a credere che sia successo — dice scossa la zia di Amos — Ieri mattina l’ho salutato, come ogni giorno, prima che andasse a scuola. Senza immaginare che non lo avremmo più rivisto...".

Era molto affezionato Amos, alla sua famiglia. Nonostante i suoi quasi 17 anni, usciva ancora spesso con i genitori a cena. "A casa cucinava spesso, gli piaceva moltissimo, era la sua grande passione", raccontano ancora i familiari. Per questo aveva scelto l’alberghiero ‘Malatesta’: "Il suo sogno era diventare un bravo cuoco e, magari, riuscire anche ad aprire un ristorante". Proprio oggi Amos avrebbe dovuto sostenere l’esame di cucina. "Lo avrebbe superato senz’altro, e brillantemente".

Rimini, 31 maggio 2012
Il Resto del Carlino
Lorenza Lavosi e Manuel Spadazzi