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Aggiornamento:Gio, 13 Feb 2020 9am

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Sentenza storica: omicidio volontario per chi sapeva di poter uccidere

Sentenza storica pe run omicidio stradale

La Cassazione conferma la condanna a 15 anni del pirata della strada che uccise il ventenne Rocco Trivigno. Per la prima volta viene riconosciuto il dolo eventuale.Rocco Trivigno, studente universitario, è morto a Roma quattro anni fa, dopo essere stato travolto da un pirata della strada all’incrocio tra viale Regina Margherita e Via Nomentana. Non era in moto, ma le lamiere e le dotazioni della Twingo sulla quale viaggiava nulla hanno potuto contro un furgone rubato che, inseguito della Polizia, aveva saltato più di un 'rosso', travolgendo anche l'auto nella quale viaggiava il ragazzo.

Eppure questa sentenza si può definire storica, e potrebbe riguardare ognuno di noi, soprattutto noi utenti più deboli nel traffico in quanto su due ruote:

La Quinta sezione penale della Corte di Cassazione, infatti, ha respinto il ricorso del professor Giuseppe Giansi, legale difensore di Ignatiuc Vasile, il moldavo che quella notte si trovava a bordo del furgone rubato che ha investito l’auto dove viaggiavano Rocco, la sorella Valentina e un amico. Ed è quindi definitiva la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Roma che ha condannato il moldavo a 15 anni di detenzione, riconoscendo la natura dolosa - e non colposa - del reato. 
Vasile sapeva che quell’assurda corsa sarebbe potuta finire in tragedia, e ha corso il rischio.
Una vittoria del legale della famiglia che il professore di diritto penale all’Università di Foggia Adelmo Manna ha spiegato così in un'intervista riposrtata da ilquotidianodellabasilicata.com: «Si tratta di una sentenza importantissima perché per la prima volta in materia di incidenti stradali il reato commesso viene qualificato come volontario a titolo di “dolo eventuale”, spezzando la consuetudine secondo la quale questo tipo di reato viene classificato come colposo».

Per comprendere la portata e il significato della sentenza basta tornare a qualche mese prima rispetto a quella tragica notte in cui ha perso la vita Rocco Trivigno. A quello stesso incrocio veniva travolto da un’auto lanciata a folle corsa un motorino con a bordo due fidanzati morti sul colpo. Alla guida della Mercedes, Stefano Lucidi, poi condannato a cinque anni.

In quel caso la Cassazione non ha emesso quella “sentenza esemplare” che lo stesso sindaco Alemanno aveva auspicato.
«Lucidi - hanno motivato i giudici - pur rappresentandosi l'incidente come possibile risultato della sua condotta, ha agito, tuttavia, nella previsione e prospettazione che esso non si verificasse. Sussiste quindi la colpa cosciente».

Ma quello del pirata della strada che ha spezzato la vita di Rocco Trivigno è un caso diverso. Il moldavo guidava ubriaco un mezzo rubato, lanciato a tutta velocità, oltreppassando ben quattordici semafori, di cui dieci rossi, senza rallentare, in una corsa impazzita, cercando di scappare all’inseguimento della polizia, fino a travolgere l’auto a bordo della quale viaggiavano i ragazzi lucani. E ancora, dopo aver provocato la tragedia, aveva provato pure a scappare. Per il professor Manna - e come i giudici hanno riconosciuto - Vasile, pur essendo perfettamente consapevole di quello che avrebbe potuto provocare, ha scelto di accettarne il rischio. Da qui la volontarietà del reato commesso. La conclusione a cui era giunta anche la Prima sezione penale della Corte di Cassazione, che annullava la precedente sentenza della Corte d’Appello che, dopo la condanna a 16 anni del moldavo in primo grado, qualificava l’omicidio come colposo.

Quindi il rinvio alla Corte d’Appello, che riconosceva il dolo eventuale e condannava Vasile a quindici anni.
E ora, con la conferma della Cassazione e con il respingimento del ricorso presentato dal legale del moldavo, questo lungo iter si è chiuso con un importante risultato, che speriamo possa anche servire di deterrente per chi intende usare un veicolo come un'arma, in maniera criminale e senza curarsi di chi può ritrovarsi menomato o ucciso senza alcuna colpa o possibilità di impedirlo.

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Ufficio Stampa 

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