Ma se lo sapete, poi, perché non fate niente?

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La domanda è rivolta ai Comuni italiani: è facile trovare in rete più di un documento relativo a ricerche svolte dall'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani in merito alla mobilità urbana. In effetti il termine corretto dovrebbe essere "Immobilità" urbana e questo proprio alla luce dei dati: di norma in questi studi vengono analizzate le situazioni "metropolitane" e quasi tutti i comuni italiani richiedono una domanda di trasporto pubblico locale elevato.

Questo si evidenzia maggiormente nelle città con un forte profilo turistico, ovviamente.

Le città italiane sono tutte malate di traffico e nessuna raggiunge la "sufficienza" nella valutazione della scorrevolezza del traffico.

Si perdono più di due settimane all'anno standosene in auto nel traffico della propria città proprio in relazione al traffico: la bassa scorrevolezza della mobilità urbana determina una notevole quantità di tempo necessaria per spostarsi in città. La velocità media degli spostamenti urbani è nell'ordine dei venti chilometri all'ora, mentre scende a 10/15 con i mezzi urbani (fermate).

Sui motivi che pesano di più sul tempo impiegato negli spostamenti incide anche l'organizzazione del lavoro ed in particolare gli orari degli uffici pubblici.

I costi della congestione delle città impone ai cittadini ed al sistema nel suo complesso rilevanti oneri che giungono a più di tre miliardi di euro pari a quasi lo 0,3% del PIL italiano: i costi maggiori li sostengono città come Roma (52,8%), poi Napoli (10,55%), Milano (9,3%) e Torino (8,3%).

La densità veicolare per kmq  è misurata come rapporto tra il numero totale di veicoli circolanti e la superficie dell'area urbana: le 15 città metropolitane mostrano una densità nettamente superiore a quella nazionale dove Palermo, Torino e Cagliari sono pari a 41, 33 e 25 volte la densità media nei restanti comuni della Provincia.

La città con il maggior numero di veicoli è Napoli, seguono Milano e Torino; le città metropolitane mostrano nel complesso un tasso di motorizzazione per i motocicli nettamente superiore a quello medio nazionale dove spicca il dato di Genova (21,6 motocicli ogni 100 abitanti).

La maggior crescita di numero dei motocicli è stata del 38-39% tenendo conto dei dati delle città e di quello nazionale come media.

Più traffico equivale ad più incidenti, e quindi a maggiori costi sociali; l'analisi è ancora più complessa ma ciò che emerge è che la soluzione non è quella di un amento del traffico pubblico (aumento dei costi di gestione  poche risorse pubbliche, manutenzione dei mezzi, etc..) bensì potenziare le piste ciclabili e favorire l'uso delle due ruote in generale consentendo una mobilità spicciola e con minori ingombri.

Questa è la strada intrapresa difatti dalle capitali europee, mentre le infrastrutture ed i progetti ad essi relativi in Italia non sembra abbiano una visione "organica" in tal senso e si evidenziano eccellenze limitate magari a piccoli Comuni, ma non certo nelle città metropolitane dove maggiore sarebbe l'esigenza.

Al di là della situazione delle strade, la strada migliore per incentivare le due ruote a motore o senza sarebbe quella di favorire i parcheggi delle stesse e scoraggiare le auto ingombranti confinandole alla periferia (intermodalità).

La situazione attuale non sembra aver favorito tali premesse: costi assicurativi folli, strade sconnesse, segnaletica orizzontale e verticale da videogames, assenza di parcheggi dedicati hanno contribuito al crollo del mercato ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti!

Coordinamento Italiano Motociclisti
Ufficio Comunicazione