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Aggiornamento:Mar, 03 Apr 2018 1pm

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Abbigliamento omologato: facciamo chiarezza, seconda puntata

ProtezioniAbbigliamento

In questa seconda parte elaborata sempre grazie alla collaborazione con  Guida Sicura Urbana entriamo nel dettaglio della Direttiva EN 13595-1/2/3/4 - Abbigliamento.

La norma risponde ai requisiti essenziali della direttiva 89/686/CEE sui Dispositivi di Protezione Individuale.

Per essere definito come protettivo (D.P.I.) secondo la legge l'abbigliamento da moto deve essere omologato secondo questa norma. 

Questo, infatti, e' il codice che fa la differenza ufficiale tra un capo omologato o meno. La norma e' composta da diverse sezioni:

  • UNI EN 13595-1:2004 Indumenti di protezione per motociclisti professionali – Giacche, pantaloni e tute intere o divisibili: Requisiti generali
  • UNI EN 13595-2:2004 Metodo di prova per la determinazione della resistenza all'abrasione da impatto
  • UNI EN 13595-3:2004 Metodo di prova per la determinazione della resistenza allo scoppio
  • UNI EN 13595-4:2004 Metodo di prova per la determinazione della resistenza al taglio da impatto
  • Gli indumenti vengono analizzati per zone (vedi figura). Le zone 1 e 2 sono le piu' esposte. Le zone 1 devono essere obbligatoriamente provviste anche di protettori omologati EN 1621-1 dei quali viene verificato anche il corretto posizionamento.

Vi sono due livelli di omologazione (come per i paraschiena), il primo e' indicato per una velocità inferiore a 50 km/h, il secondo anche per velocità superiori.

Il test di perforazione misura a quale profondità riesce a penetrare la lama di un coltello attraverso i vestiti applicando la sopracitata pressione.

L'omologazione prevede anche controlli sulla comodità e l'ergonomia del capo, sul grado di PH dei materiali utilizzati per la realizzazione e verifiche del livello di resistenza agli agenti chimici. I controlli sul PH sono importanti perché certificano il grado di acidità dei materiali che potrebbero venire a diretto contatto con il nostro corpo (pensiamo al collo delle giacche, per esempio). 

Soprattutto quando si tratta di indumenti in pelle (i più resistenti ed ergonomici in assoluto), le conciature e le lavorazioni possono alterarne il livello di acidità e renderli pericolosi e/o in grado di causare reazioni allergiche. La nostra cute, infatti, può sopportare solo fino a un certo grado di acidità o basicità.

I test sull'ergonomia sono quelli relativi alla comodità e vestibilità del capo: il modo in cui calza, se tira, se e' troppo rigido o morbido, etc.

Il prodotto deve essere obbligatoriamente accompagnato da una serie di istruzioni e avvertenze, tra cui: come indossarlo (regolare correttamente l’indumento per un suo efficace utilizzo), quando eventualmente sostituirlo e la dichiarazione di non nocività dei materiali utilizzati. Fondamentale anche l’avvertenza in merito a particolari condizioni ambientali, per esempio la temperatura, la cui variazione potrebbe ridurre significativamente le prestazioni del paraschiena (per esempio).

Veniamo ora ad esaminare la Direttiva EN 1621-1  che concerne i protettori singoli

Questa sigla infatti indica la corretta omologazione delle protezioni spalle “S”, gomiti “E”, ginocchia “K”, tibia “L”, ginocchia-tibia “K+L” e fianchi “H”. 

Ogni protettore e' marchiato con una lettera diversa a seconda della posizione in cui dovra' essere applicato. L'etichetta deve essere presente su ogni singolo protettore posto all'interno del capo d'abbigliamento.

Questi protettori vengono inseriti sia negli indumenti Certificati CE (1) che in quelli dotati di protezioni omologate (2): non sono un esclusiva dei capi Certificati, anzi, spesso ne viene sfruttata la presenza negli indumenti di tipo (2) per farli apparire allo stesso livello del tipo (1)!

Lo standard EN 1621-1:2013 impone forma e dimensioni dell’area protetta.

Prevede due livelli di protezione rispetto all’unico della versione precedente.

  • Livello 1: il valore medio di forza residua rilasciata deve essere massimo di 35 kN.
  • Livello 2: il valore medio di forza residua rilasciata deve essere massimo di 20 kN.

I protettori contrassegnati da questa omologazione devono resistere a 9 impatti da 50 J ciascuno (Un impatto di 50 J simula una velocità di 48 km/h.). 20 kN = 2.040 Kg.

Nella prossima puntata continueremo ad esaminare approfonditamente la normativa relativa al resto dell'abbigliamento.

Qui potete trovare la prima puntata.

Con la collaborazione di Guida Sicura Urbana 

® RIPRODUZIONE RISERVATA 

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