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Aggiornamento:Gio, 13 Feb 2020 9am

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Due ruote, una vita

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In Emlia Romagna è partita la campagna di comunicazione per la riduzione degli incidenti stradali dei motociclisti. 'Due ruote, una vita', promossa dall'Osservatorio per l'educazione stradale e la sicurezza, invita ragazzi e adulti alla prudenza e alla responsabilità sulle due ruote.

Mentre negli ultimi 10 anni il numero complessivo dei morti e dei feriti sulle strade si è praticamente dimezzato, altrettanto non si può dire per la categoria dei motociclisti. Da questo allarmante presupposto nasce “Due ruote, una vita”, una campagna di comunicazione e sensibilizzazione per la riduzione degli incidenti stradali dei motociclisti in Emilia-Romagna, promossa dall’Osservatorio per l’educazione stradale e la sicurezza della Regione.

Oggi, il 25% delle persone uccise o ferite in incidenti stradali, in Italia come in Emilia-Romagna, viaggia in sella a una moto (nel 2001 erano il 10%). In un incidente stradale su tre è coinvolto un motoveicolo e una vittima della strada su quattro muore in un incidente in cui è coinvolto un tale veicolo. I mesi in cui la mortalità dei motociclisti è più elevata sono ovviamente quelli estivi, in cui più frequente è l’utilizzo delle due ruote.

La fascia di età in cui si concentra il maggior numero di decessi è quella dei giovani adulti, tra i 30 e i 44 anni, e ben 9 vittime su 10 sono uomini. Nel 2010 in Emilia-Romagna su 401 morti sulle strade 91 sono stati motociclisti (l’80% di loro in scontri tra più veicoli), 3387 i feriti. Nei centri urbani nel 2010 le vittime sono state 36 e 55 nelle aree extra-urbane.

La campagna “Due ruote, una vita” ha quindi l’obiettivo di far comprendere a tutti gli utenti della strada che chi va in moto è molto vulnerabile. I motociclisti sono ovviamente i primi a dover prestare maggiore attenzione alle regole adottando comportamenti responsabili, ma sono fondamentali anche maggiore consapevolezza, conoscenza delle caratteristiche dei singoli mezzi e rispetto da parte di tutti coloro che condividono le strade: automobilisti, scooteristi, ciclisti, pedoni ed autisti di mezzi pesanti.

“Questa campagna – ha commentato l’assessore regionale alla Mobilità, Alfredo Peri – si colloca nell’ambito di un lungo lavoro che la Regione Emilia-Romagna ha avviato anni fa sui temi della sicurezza e della responsabilità nelle strade. Abbiamo in particolare investito parecchio sul mondo scolastico, introducendo l’educazione stradale nel percorso formativo di migliaia di ragazzi, con risultati soddisfacenti, così come abbiamo agito anche a livello infrastrutturale. Oggi, è importante che questi messaggi che veicoliamo trovino diffusione in luoghi di primo piano per la cultura motociclistica, quali i raduni”.

“Sulla strada usiamo la testa” è il messaggio di fondo presente in tutti gli strumenti utilizzati dalla campagna: i manifesti “Salviamoci la pelle” e “Testa o Croce?”, ad alto impatto emotivo, che verranno distribuiti a Comuni, Asl, Prefetture, Motorizzazioni, Polizia stradale e nei Motoclub dell’Emilia-Romagna, insieme alla cartolina “Born to be wild”, dedicata ai ragazzi delle scuole superiori per parlare ai futuri utenti del mezzo. Oltre ai manifesti e alla cartolina i messaggi della campagna saranno diffusi tramite spot audio trasmessi da emittenti radiofoniche locali.

In un’apposita sezione del sito web dell’Assessorato alla Mobilità della Regione Emilia Romagna sarà possibile restare in contatto con la campagna “Due ruote, una vita” e seguirne le tappe e gli eventi che si terranno in regione nel corso del 2012 e del 2013.

Il Coordinamento Italiano Motociclisti apprezza questo tipo di iniziative, in cui le istituzioni cercano il contatto con il cittadino, con l'intento di dare formazione ed informazione. Sono queste infatti le principali "armi" da utilizzare per aumentare la sicurezza della circolazione e ridurre il numero di incidenti stradali.

E' molto importante riuscire a dare la necessaria consapevolezza, sia ai nuovi motciclisti che a quelli che hanno più chilometri sulle spalle. Avviene troppo spesso che l'esperienza porti a dare determinate cose per scontate, e si finisce così con il mettersi inutilmente a rischio. Questa consapevolezza sarebbe qualcosa che i motociclisti porterebbero sempre con se, ogni volta che salgono in sella. Una inziativa che è totalmente diversa da quella intrapresa poco lontano, dove sono stati scelti dei metodi ben diversi. Infatti la campagna "Defend Life" si è dimostrata essere basata unicamente sulla imposizione di limiti inutilmente bassi e sul successivo creare situazioni in cui anche i motociclisti più virtuosi sono indotti ad infrangere il C.d.S.

Mentre la campagna attivata in Emilia cerca di creare un contatto tra le istituzioni e i motociclisti, quella della Forestale sta solo creando diffidenza e sfiducia nei confronti delle Forze dell'Ordine. Alla fine questo potrà portare un utile per via delle sanzioni, ma non avrà alcun effetto per l'aumento della sicurezza di circolazione. 

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