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Airbag e moto: evoluzioni e studi in corso.

Airbag moto

Indossare un giubbotto può fare la differenza tra la vita e la morte? Difficile pensarlo allo stato attuale. Ma se il giubbotto in questione non è un semplice indumento e se le tra le sue caratteristiche c’è quella di avere incorporato un airbag, che può gonfiarsi in caso di incidente, non è poi tanto strano pensarlo.

Questa considerazione è quella che ha animato alcune note case di abbigliamento per motociclisti per cercare la soluzione ideale in tal senso.

Sono stati presentati di recente giacche per motociclisti, pronte a trasformarsi in gusci protettivi in caso di incidente: tali dispositivi sono stati sviluppati con le migliori tecnologie in materia di sicurezza ed hanno raccolto anche l’importante contributo di chi ogni giorno ci mette anima e cuore per salvare i centauri coinvolti negli incidenti stradali ovvero i medici del TRAUMA Team di Niguarda.

Come ha raccontato Osvaldo Chiara, Direttore del TRAUMA Team, il compito degli specialisti di Niguarda è stato quello di validare tali prodotti da un punto di vista medico-scientifico. 

"Per farlo è stata condotta un’analisi sulla casistica di incidenti presi in carico dalla nostra équipe nel corso degli ultimi anni. Quello che è emerso, da uno studio di oltre 900 motociclisti trattati qui al Niguarda, è che le lesioni al torace e agli organi dell’addome superiore come milza fegato e reni sono le più frequenti in questo genere di soggetti. 

Inoltre, se si escludono i traumi alla testa, queste lesioni sono quelle più letali, soprattutto nei soggetti di età superiore ai 55 anni. Per cui una protezione di questo settore come quella data dal giubbotto airbag può essere un aiuto importante per prevenire e incrementare la sicurezza stradale del motociclista."

Tali giubotti-airbag sono un vero e proprio concentrato di tecnologia e sono dispositivi che entrano in funzione nel giro di pochi millisecondi (circa 45, un battito di ciglia) per garantire con celerità la massima protezione. 

Per farlo il giubbotto comunica tramite wi-fi con dei sensori montati sulla moto, sulla forcella e sotto la sella, che in caso di improvvise decelerazioni e di cambi anomali di posizione del veicolo nello spazio (condizioni che si realizzano in caso di incidente) danno il via all’apertura dell’airbag. 

Il giubbotto gonfiandosi diventa un esoscheletro rinforzato che protegge come un’armatura il torace e la zona addominale superiore del motociclista: non solo, risulta protetto anche il collo che si ritrova avvolto in una specie di collare che ne impedisce piegamenti pericolosi. Anche il dorso è al sicuro grazie al paraschiena rigido presente nelle parte posteriore.

Grazie alla comunicazione senza bisogno di connessioni fisiche tra i vari elementi del sistema e all’algoritmo studiato ad hoc per riconoscere le situazioni di pericolo, tali dispositivi garantiscono tempi di risposta rapidissimi, assicurando così protezione anche dal primo impatto, a differenza di altri brevetti, già presenti sul mercato, in cui l’airbag si apre solo in seguito all’interruzione della connessione tra moto e pilota, di solito un cordino che lega il motociclista al mezzo.

Ma il lavoro prosegue, continua Osvaldo Chiara, Direttore del TRAUMA Team:  "attualmente stiamo portando avanti gli studi di fase 2 sui casi che quotidianamente arrivano nel nostro centro.

Gli incidenti che coinvolgono i motociclisti vengono analizzati in termini di biomeccanica. Grazie alla collaborazione tra le autorità, i primi soccorritori e i medici, la scena dell’incidente viene ricostruita rielaborandone la dinamica. 

Andiamo, così, ad analizzare contro quale ostacolo e in che punto ha impattato il motociclista, con quale traiettoria e se ci sono stati scontri secondari contro altre strutture. Il tutto per avere dati supplementari per associare il tipo di impatto alla lesione che si viene a formare. 

Informazioni che sono utili per confermare l’utilità del giubbotto e per creare i presupposti per un miglioramento continuo di questi dispositivi. Una novità non da poco se si considera che i motociclisti rappresentano il 70% delle emergenze da incidente stradale che arrivano al Niguarda".

Lo scopo di questi accessori d'abbigliamento è quindi quello dell'integrazione di un sistema airbag omologato CE EN 1621-4 ovvero dei primi dispositivi certificati, quindi rispettosi di una serie di parametri minimi stabiliti in sede comunitaria. 

Bisogna sottolineare che al momento l'Europa ha deciso di standardizzare solo i dispositivi meccanici, mentre per quelli elettronici ci vorrà ancora del tempo.

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Ufficio di comunicazione

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