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Lettera aperta al Presidente Prov. Aut. di Trento

Trentino

Qualche giorno fa ho letto su alcune riviste la proposta fatta dal presidente della Provincia Autonoma di Trento per imporre su alcune strade limiti di velocità diversi per auto e moto, con l’intento di fare diminuire gli incidenti stradali in cui sono coinvolti motociclisti.

La nostra associazione è impegnata da quasi trent’anni nella tutela dei diritti dei motociclisti e per ottenere una maggiore sicurezza nella circolazione stradale, e riteniamo che potere percorrere strade sicure sia un diritto che purtroppo viene spesso messo in discussione dal mancato riconoscimento delle differenze che ci sono tra i motoveicoli e gli altri veicoli, creando situazioni di pericolo.

La questione dei guardrail e della manutenzione stradale sono degli esempi di queste situazioni. Siamo stati i primi a chiedere di avere dei guardrail che non siano pericolosi per i motociclisti. Sono anni che richiediamo una migliore manutenzione stradale: una buca o una radice che affiora possono essere letali per un motociclista. A queste situazioni ultimamente si è anche aggiunto il problema degli automobilisti distratti dall’uso del cellulare.

Siamo anche consapevoli che i primi che possono e devono fare qualcosa per la sicurezza dei motociclisti, sono proprio i motociclisti. Infatti sosteniamo da sempre che la nostra sicurezza inizia dal rispetto dei limiti e delle regole della codice della strada.

Purtroppo non tutti coloro che vanno in moto condividono questa visione. Qualcuno ci ha anche criticato dicendo che siamo dei moralisti, poiché secondo loro in moto nessuno rispetta i limiti.

In ogni caso le statistiche parlano chiaro: la maggioranza degli incidenti in moto sono causati da una velocità eccessiva, da sorpassi azzardati o comunque da una guida aggressiva della moto. Quello che però le statistiche non dicono è che solo una minoranza di motociclisti guida in questo modo.

So che per i non motociclisti la sensazione può essere diversa, ma è dovuto al fatto che le situazioni fastidiose sono quelle che si notano di più. Un motociclista che guida in modo aggressivo e troppo veloce si nota subito, mentre di altri dieci che viaggiano rispettando i limiti, praticamente non se ne accorge nessuno. E la proporzione è più o meno questa: per ogni motociclista indisciplinato ce ne sono altri dieci che non lo sono.

Ed è per questo, Dott. Fugatti, che le voglio dire che una cosa è attribuire la causa degli incidenti alla elevata velocità delle moto, ma non ha senso generalizzare attribuendo i comportamenti illeciti di una minoranza ad una intera categoria.

Io e tanti altri motociclisti, che sono quelli che vogliamo rappresentare, non siamo disposti ad accettare questa colpevolizzazione.

Noi siamo i primi ad auspicare una soluzione a questo problema, poiché chi guida la moto responsabilmente non solo non è complice di questi indisciplinati ma ne è una potenziale vittima. Troppe volte mi sono trovato a dovere evitare un’altra moto che aveva invaso la mia carreggiata per una curva presa troppo veloce o un sorpasso azzardato, e so di non essere il solo.

Però sono tanti i motociclisti che non ritengono valida la soluzione proposta, e quando si è diffusa la notizia della proposta di abbassare i limiti solo per le moto, in tanti hanno reagito rispondendo “Ah si? Allora il Trentino non mi vedrà più!”

Forse qualcuno se lo auspica. Forse per qualcuno i motociclisti sono quasi tutti guidatori indisciplinati e pericolosi, di cui se ne può anche fare a meno. Però la comunità dei motociclisti non è omogena, ma è composta da diverse categorie, tra cui possiamo identificarne velocemente due.

La prima è quella dei motociclisti a cui piace viaggiare, i mototuristi, che di solito fanno tragitti anche abbastanza lunghi con moto e bagagli e magari con passeggero. Il loro interesse primario è il turismo, e assicuro che siamo in tanti. Di solito sono anche i motociclisti più consapevoli, magari con qualche anno in più, che li porta ad essere anche meno avventati. Viaggiare per turismo non è solo viaggiare, vuole anche dire fermarsi negli alberghi e nei ristoranti, contribuendo in modo concreto al fatturato del comparto turismo del Trentino. Gli albergatori del Trentino lo sanno, dato che ho visto spesso cartelli con scritto “welcome bikers”.

Questi saranno i motociclisti che perderete, per loro abbassare i limiti è una discriminazione inaccettabile, non vogliono essere colpevolizzati per qualcosa che loro non fanno.

Poi ci sono i motociclisti che al viaggiare preferiscono il correre, ma come ho detto sono una frazione degli altri. Questi di solito non hanno bagagli, è facile che le loro motociclette non siano nemmeno comode per viaggi lunghi e i tragitti che fanno sono più brevi. Capita spesso che siano quelli più giovani. Di solito i motociclisti “sportivi” preferiscono le strade che conoscono bene, magari non lontano da casa,  poiché è proprio su strade conosciute che si può forzare l’andatura e correre di più. E più si va veloci, maggiori sono le emozioni. Di solito questi, a fine giornata, tornano a casa loro.

Ad una guida ragionata preferiscono una guida istintiva, che per loro è più appagante. Alcuni considerano una sfida il fatto di non rispettare i limiti di velocità, e abbassare i limiti non avrà effetto. Del resto, se non rispettano i limiti attuali, perché dovrebbero essere intimoriti per dei limiti ridotti? Per loro il limite non esiste e non serve, e saranno quelli che resteranno, perché con i limiti differenziati diventerà anche più facile contestare la rilevazione della velocità in caso di multa.

Ma la reazione dei motociclisti che ho menzionato non è solo per il fastidio di essere discriminati, ma anche perché con limiti differenziati diminuisce la sicurezza per i motociclisti.

Su una strada dove per le moto il limite è di 50 e per le auto di 70, se un’autovettura vuole sorpassare una moto, considerando l’accelerazione che può avere un’autovettura e il suo ingombro laterale, saranno necessari parecchi secondi, che su strada diventano la necessità di avere un tratto di strada libera molto lungo per potere effettuare il sorpasso.

Più è lungo il tempo del sorpasso, maggiori sono le possibilità che l’automobilista debba rientrare prima del tempo rischiando di tagliare la strada alla motocicletta che sorpassando. Se poi non fosse un'autovettura ma un camper o un furgone, le cose potrebbero solo peggiorare

Risultato finale: non si ridurranno gli incidenti, ma perderete tanti turisti.

Quindi, e questo vale per ogni provincia d’Italia, se volete fare davvero qualcosa per la sicurezza della strada, se non volete che nelle vostre zone i motociclisti scambino le strade per piste, non date la colpa ad una intera categoria per il comportamento di una minoranza, non cercate facili e soprattutto inutili soluzioni che colpiscono tutta una categoria. Non pensate che tutti i motociclisti siano indisciplinati e pericolosi.

Fate invece quello che avviene negli altri paesi: lasciate i limiti quelli che sono ma aumentate la qualità e la quantità dei controlli sulle strade, identificate e sanzionate in modo severo solo chi guida in modo azzardato.

Conviene a tutti: al turismo, agli altri utenti della strada, ai motociclisti che vogliono guidare in sicurezza, e anche se forse non lo capiscono subito, anche a quelli che vogliono correre dove non si deve fare, che magari prima o poi capiranno che la vita è preziosa, e perderla per il brivido di un sorpasso in più è averla davvero buttata via.

Confidando in un suo ripensamento, la saluto cordialmente.

Il presidente del Coordinamento Italiano Motociclisti
Marco Polli

 

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