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et……CIM! Salute! Ma non è uno starnuto!

EtCIM

Non sarà uno scritto piacevole….qualcuno dirà "sputi nel piatto in cui mangi…" oppure "ma tu dove sei nato?", poco importa: vado in moto dal 1984 e credo di aver fatto "onore" al mio motociclismo "etico" e scrivo quanto segue perché credo che i semi piantati oggi, o prima o dopo, germoglieranno, anche (o forse) "grazie" alle "provocazioni" come queste…

Sono stato la settimana scorsa in una bellissima regione della Francia, ma non dirò il nome della stessa in quanto è tale (bellissima) proprio per le due ruote ed un motore, e temo che facendone pubblicità (non è molto conosciuta in Italia) potrebbero i miei compatrioti rovinarne l'immagine, o ancora peggio esportare un motociclismo italiota.. cine le nefaste conseguenze prevedibili.

Non ero in motocicletta ma con quattro ruote ed ho "scoperto" il motociclismo che adoro: erano tanti i motociclisti che hanno percorso con me quelle magnifiche strade, ma erano motociclisti che rispettavano i limiti, che cercavano i parcheggi corretti, che rispettavano i pedoni come le autovetture o altro sulla strada.

Limiti logici, plausibili quindi facilmente rispettabili, motociclisti per la maggioranza locali, ma anche olandesi, tedeschi, inglesi, qualche spagnolo pure, italiani, (per fortuna), nessuno…

Non ho assistito a prestazioni da gran premio fuori luogo, non ho visto moto parcheggiate in posti per disabili, non ho visto motociclisti forzare le zone proibite al traffico per gli stupendi mercatini locali per voler parcheggiare a tutti i costi tra un banchetto all'altro, rompendo i timpani ai passanti con scarichi aperti, insomma una normale convivenza senza se e senza ma...

E mi chiedevo: perché il "motociclista italiano" è così odiato, inviso alla popolazione? Perché riempe le cronache estive di lutti idioti e scatena controlli a tappeto su strade panoramiche bellissime? Tutta colpa dell'editoria, della stampa che ci vuole male? O forse abbiamo anche noi le nostre colpe? E' etico passare in un paesino su una provinciale ai 100 km orari o anche di più, magari con gli scarichi aperti? E' intelligente taroccare la propria targa per fare i furbi ed evitare sanzioni perché si è confusa la strada per la pista?

La differenza tra Italia e Francia, sulla strada, la si percepisce subito, ma se si analizza la storia, l'esperienza della Federation Francaise des Motards en Colere (FFMC) si capisce il perché: anni di autoeducazione della categoria, partecipazione viva agli eventi, elevato numero degli associati, senso di appartenenza della categoria, volontà di "essere motociclisti" non gente che "ha comprato una moto…."

"E non rompere……. iscriviti allora alla FFMC e non rompere le palle qui….se proprio ti piace vai in Francia a viverci!" Questo è quello che molti staranno dicendo leggendo queste righe…, vero, è una soluzione… in effetti quando Guglielmo Marconi sottopose la sua "invenzione" ai Ministeri italiani ricevette una "bocciatura" in quanto "invenzione di nessuna pratica utilità…..", la radio…robetta inutile per i dirigenti italiani… giusto, continuiamo a rimanere trogloditi…kein problem!

E invece no… in Italia esiste il CIM e chi ne fa parte non è solo malato di motociclismo etico, ma ha la forza di tutte quelle associazioni motociclistiche europee che hanno una visione comune, diversa da connivenze di pura utilità ludico-gigionesca da "grigliata-birra-R&R", pronte ad una solidarietà da birreria, ma sulla strada…poi….ognun per sé…. tutti chiacchiere & distintivo (o tessera FMI forse?).

Se il motociclismo italiano ha situazioni irrisolte storicamente (assicurazioni folli, limiti assurdi, piste per velocità a costi insostenibili, mancanza di legislazione per le customizzazioni, etc..) la colpa principale è dei MOTOCICLISTI italiani che NON sanno fare categoria, che non hanno la volontà di costruire un'alternativa al mondo comodo dei "motoclubsoloradunietavolate", perché è cosa difficile, richiede impegno, coscienza, volontà….e sai com'è…la moto per me "è solo tempo libero…."

Poi c'è chi in quel tempo libero si sfracella su un guard rail tarocco, oppure si stamperà su un collega motociclista dell'ultima ora che si era allargato sulla carreggiata altrui, ed allora vai con i titoli "tragica fatalità…." vai con il trito e ritrito strapparsi le vesti, o magari sul lutto fresco nascerà l'ennesima "associazione di tutela dei diritti dei motociclisti" che durerà da Natale a Capodanno.. per la serie "divisi ed impotenti…."

Si dice…"chi è causa del suo mal….", ma vogliamo dare una svolta a tutto ciò? Credete che la battaglia sia SOLO quella dell'assicurazione a basso costo o sia il MOTOCICLISMO SOSTENIBILE?

Se siete per la prima ipotesi basta una "firma" per una petizione, se credete sia la seconda, la tessera di sostenitore del CIM è lì che vi aspetta….

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Commenti   

0 #2 Michele Negri 2013-07-08 16:44
Come non darti ragione.
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+1 #1 Stefano Musica 2013-07-04 16:17
Condivido ciò che scrivi, e il concetto si potrebbe applicare per poter risolvere tutti i nostri problemi.
Ma credo che, da bravi italiani, se ci dobbiamo unire per una causa comune sarà molto difficile (già lo è di per sé unirsi, dato che litighiamo tra paesini distanti neanche 10 km, o ancor peggio con i vicini di casa; a meno che non giochi la nazionale di calcio...).
Tendiamo ad essere molto egoisti e menefreghisti.
Credo che in parte questo atteggiamento scaturisca dalla palese sensazione che comunque sia, sia "impossibile" trovare qualcuno che ci ascolti e sia deciso a far cambiare le cose e risolvere i problemi.

Forse faremmo prima a fare cambiare tutto il resto così da cambiare mentalità e approccio, recuperando il semplice rispetto reciproco. Del resto gli esempi positivi, come quelli che citavi tu, li abbiamo già.
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