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L'insostenibile leggerezza del delegare

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Sono molti i motociclisti che apprezzano le attività che stiamo svolgendo, che evidenziano una serie di situazioni che affliggono i motociclisti italiani. A partire dal blocco della circolazione dagli effetti della campagna "Defend Life" sui valici appenninici tosco-emiliani, al blocco dei motociclici Euro 1 all'interno di Roma, per arrivare alla situazione delle assicurazioni, dei pedaggi e dei guard rail.

Abbiamo ricevuto anche molte richieste per realizzare delle azioni di protesta, e si nota una discreta voglia di proporre e anche una interessante creatività nelle forme di protesta che ci sono state proposte, ma tutte queste proposte hanno un denominatore comune: sono tutte proposte in delega.

Per essere più chiari, in tutte le proposte appare il concetto "perché non fate...?".
Il concetto "perchè non facciamo...?" pare sia sconosciuto.

Da questo si vede come i motociclisti italiani siano prontissimi a delegare agli altri l'impegno di fare qualcosa, arrivando anche a fare valutazioni sul fatto che sarebbero azioni facili da fare, con affermazioni tipo "...dopotutto cosa vi costerebbe farlo?". Però quando si propone di iscriversi al CIM (un impegno da 15,00 € all'anno) riceviamo dalle stesse persone risposte del tipo "non so, ci devo pensare...". Tutto questo avviene senza considerare che ci si sta confrontando con una associazione formata da volontari.

Una associazione di promozione sociale svolge le sue azioni grazie alla partecipazione dei volontari che la compongono, la sua forza proviene quindi dalla collaborazione delle persone coinvolte, e che di solito sono coloro che avrebbero un vantaggio dagli esiti positivi delle azioni svolte. Del resto questo è il modo con cui lavorano tutte le associazioni di categoria.

Per fare un esempio, se volessimo fare una manifestazione per protestare contro i sistemi e i limiti utilizzati nei controlli sui passi appenninici, questa manifestazione sarebbe per tutelare i diritti dei motociclisti che frequentano quelle zone. Questa azione dovrebbe quindi interessare e coinvolgere soprattutto queste persone, e sono i primi dai quali ci piacerebbe avere partecipazione e supporto per le nostre iniziative relative a quella situazione.

Purtroppo questo non avviene. Anzi, come dicevo prima, ci viene proposto di intervenire di persona localmente per fare conoscere le nostre iniziative, dato che così avremmo un notevole riscontro e nuovi partecipanti, ma chi ce lo propone non ha interesse ad iscriversi.

Riteniamo che tutto questo non abbia alcun senso. Il CIM è una associazione di categoria formata da volontari, può fare qualcosa grazie alla cooperazione dei suoi soci e dei suoi sostenitori. Muoversi ed impegnare le risorse della associazione per tutelare i diritti di persone che non mostrano alcun interesse a partecipare alla associazione stessa e ad impegnarsi in prima persona per tutelare se stessi sarebbe solo usare male le nostre risorse.

Al CIM non importa in quale zona d'Italia esista il problema, siamo interessati ad intervenire in ogni situazione critica per i motociclisti, alcuni problemi sono generalizzati in tutto il Paese (come i guard rail) ma altri sono fortemente localizzati.

Per questi problemi locali, ci è indispensabile un supporto locale, ci è indispensabile la collaborazione e il supporto dei motociclisti coinvolti in modo più diretto. Sono quelli che meglio conoscono la situazione, sono quelli che possono intervenire in minor tempo, sono quelli che hanno contatti diretti con altri motociclisti della stessa zona o con altre realtà che ne sono coinvolte. Contatti diretti che sono importantissimi, poiché non tutti i motociclisti sono raggiungibili tramite internet o i social network, è quindi importantissimo avere il maggior numero di contatti personali possibile.

Per questo motivo vogliamo mettere a disposizione a "tutti i motociclisti di buona volontà" la nostra struttura, la nostra organizzazione e la nostra esperienza più che ventennale, per creare, tutti insieme, le risorse necessarie per cambiare le situazioni che ci penalizzano. Questo perché restando al di fuori e dicendo "perché non fate questo?" non si potrà mai provare a fare nulla.

Stiamo cercando motociclisti che vogliano smettere di subire, e che comincino a reagire, creando dei "Gruppi di Intervento Locale", formati da persone che condividono interessi e problemi, e che risiedono nella stessa zona, per avere una rappresentanza attiva del CIM in ogni zona critica.

Un progetto ambizioso, per qualcuno, ma noi riteniamo sia la base di partenza per dare evidenza della solidarietà che dovrebbe animare ogni motociclista. Quella solidarietà che fa sentire delusi quando non riceviamo risposta al nostro saluto.

Marco Polli
Presidente del Coordinamento Italiano Motociclisti

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