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Aggiornamento:Gio, 13 Feb 2020 9am

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Chi me lo fa fare?

GUZZI 254
tessera mu

Era il 1981, avevo fatto la patente da poco e mi serviva un mezzo di trasporto personale per svincolarmi dai limiti che avevano i mezzi pubblici. Considerando che economicamente non mi potevo permettere una autovettura, optai per una motocicletta.

Avevo bisogno che potesse andare in autostrada, quindi almeno 200cc di cilindrata, la Vespa non mi piaceva e trovavo esagerate ed inutili le moto sopra i 400cc.

Mi piaceva la Moto Guzzi, più per tradizione familiare che per passione o conoscenza, e così comperai una 254 usata (solo dopo seppi che di Moto Guzzi aveva solo il nome).

Non avevo mai guidato prima una moto, e quando chiesi al meccanico che me la vendette quale fosse la frizione e se la prima fosse in alto o in basso, vidi uno sguardo preoccupato. "Ma non hai mai guidato una moto?" mi chiese.
"No, ma mi basta sapere dove sono i comandi..." gli risposi.

Mi misi il casco, acquistato con la moto, e partii. Non sapevo cosa sarebbe successo, ma ci dovevo provare. Avviato il motore, tirai la frizione e spinsi in basso la leva del cambio. Lasciai piano la frizione e la moto cominciò a muoversi...

Non potei vedere lo sguardo del meccanico mentre partivo, ma credo di immaginarmelo. Guidai piano piano, arrivai a casa poco dopo, senza problemi, avendo fatto i primi di quei quasi 300.000 Km in moto che ho fatto fino ad oggi in moto. Ancora non sapevo che sarebbero stati così tanti.

Quella moto non era particolarmente affidabile, e anche le prestazioni non erano un gran che, ma con quella moto cominciai a conoscere il mondo collegato alla motocicletta e tutto quello che ci gira attorno. Conobbi l'arroganza delle assicurazioni, sperimentai la prepotenza di alcuni automobilisti verso chi va in moto e la solidarietà tra motociclisti. Conobbi il piacere di viaggiare in coppia e di fare viaggi lunghi, e il fastidio di andare in autostrada. Cominciai ad accorgermi che i motociclisti venivano trattati come cittadini di serie B, visto che avevano pari doveri ma minori diritti degli altri utenti della strada.

L'introduzione della obbligatorietà del casco mi diede molto fastidio. Ritenevo utilissimo il casco, tanto che comperai il mio primo Boeri Sport insieme alla moto, ma ero anche della idea che se uno arriva a dovere essere obbligato per indossare il casco, il problema non si risolve mettendo qualcosa attorno alla testa, ma ci si dovrebbe preoccupare di quello che ha DENTRO la testa. Il fatto poi che i motociclisti fossero SUBITO obbligati a indossare il casco per la loro sicurezza, mentre per gli automobilisti l'obbligo della cintura poteva essere procrastinato a data da destinarsi per permettere ai produttori di autovetture di adeguarsi alla nuova normativa, mi dava davvero fastidio. Se c'è la volontà di tutelare i cittadini, questa dovrebbe essere anteposta agli interessi economici delle grandi aziende, e non volerla applicare solo dove deve essere il cittadino a dovere spendere di tasca sua per adeguarsi.

Mi iscrissi allora ai M.U. (Motociclisti Uniti), una associazione impegnata contro questo tipo di discriminazioni, attiva nella zona di Milano, forse una delle prime di questo genere. Era circa il 1985.

Da allora sono passati 27 anni, quella 254 che fu la mia prima moto è ancora nel mio garage. Non funziona più, ma la tengo per quando avrò il tempo di provare a rimetterla in sesto. Con il tempo capii che il bisogno di un mezzo di trasporto era un bisogno di indipendenza e di libertà, un bisogno che poteva essere assolto solo con una motocicletta. Nacque così la passione per andare in moto, passione che da allora mi ha fatto fare quasi 300.000 Km in moto, passione che mi ha portato ad avere sempre una moto funzionante in garage.

Con il tempo sono cambiate alcune cose, se prima mi sembravano tanti 400cc, ora non mi interessano moto sotto i 1000cc. E' cambiato l'equipaggiamento che uso, se ora vado in moto senza giubbotto con le protezioni, guanti e stivali, mi sento a disagio. Con il tempo la passione è aumentata, anche il fastidio che provo quando vedo che i motociclisti sono trattati come cittadini di serie B è aumentato.

Altre cose invece non cambiano mai. Come il palese disinteresse di molti motociclisti al fatto che i loro diritti vengono spesso dimenticati. Non cambia nemmeno il fatto che a parole siano in tanti ad essere infastiditi per alcune situazioni, ma quando si propone di fare qualcosa per reagire, dalla risposta si capisce come il motociclista italiano preferisca "arrangiarsi" che "impegnarsi".

Non si vuole capire che più si prosegue nel risolvere le situazioni "arrangiandosi", più saranno le situazioni di questo tipo che si dovranno affrontare.

Quando oggi mi trovo a parlare con un motociclista a riguardo della tutela dei nostri diritti, ritrovo le stesse reazioni di quasi trenta anni fa. A volte mi chiedo chi me lo fa fare. Perché mi devo impegnare per cercare di coinvolgere altre persone in qualcosa che riguarda loro ma sembra non lo capiscano? Perché continuo a farlo anche se quelli che rispondono positivamente sono pochi?

Però poi ripenso a quel giorno, del 1981, e mi rendo conto di un'altra cosa che non è cambiata: anche in questo caso non so cosa succederà, ma ci devo provare. Non so come potrebbero evolvere certe situazioni, non so se avremo successo, ma so che se non facciamo qualcosa noi, potranno solo peggiorare. Chi continua a fare finta di nulla dovrà prendersi la responsabilità di non avere fatto mai niente per fare cambiare le cose.

Io e chi sta partecipando attivamente al CIM potremo dire di averci almeno provato.
Quando passerà la voglia di provarci cominceremo ad invecchiare davvero...

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