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Il mondo delle due ruote ed un motore: una metafora della società?!

VenditeCrollo

I dati del mercato relativi alla vendita di tutto quanto è legato al mondo delle due ruote ed un motore, partendo dallo scooter fino alle maxi cilindrate, considerando anche tutto il mondo dell'accessoristica, è in fortissima crisi

Il calo delle vendite è reale ed i fatturati dei negozi e delle concessionarie è in picchiata drammatica: rilevante a livello europeo è il dato italiano, mentre vi sono delle controtendenze ad esempio sul mercato elvetico (italiani che comprano là per evitare il redditometro?).

Analizzando in maniera più profonda questi dati è facile constatare come il mondo della motocicletta in Italia sia legato a doppio filo a motivazioni legate al lusso, allo status symbol, ovvero alla moda, più che all'utilizzo vero e proprio del mezzo in quanto tale, ovvero il trasporto di cose e persone.

Se facciamo un passo indietro nella nostra storia repubblicana, il periodo d'oro delle motociclette e degli scooter è certamente relativo al dopoguerra dove gli italiani sposarono questa scelta di mobilità  prima di scoprire le utilitarie: l'industria nazionale visse un vero e proprio boom scalzato in seguito dall'avvento dell'industria nipponica.

Fu lo scooter a dare agli italiani una differente mobilità rispetto alla semplice bicicletta e la nostra industria motociclistica esportò modelli innovativi e soluzioni d'avanguardia: i mezzi provenienti in un secondo tempo dal "sol levante" avevano il pregio delle elevate prestazioni e soddisfacevano la velocità, una differente offerta quindi rispetto al prodotto nostrano.

Quando l'autovettura assorbì completamente le aspirazioni degli italiani, la motocicletta passò in disuso, sia come mezzo di trasporto, sia come status symbol: il Paese diventò fanatico per le quattro ruote fino a rendere invivibili le nostre città, complice una scelta contraria ai mezzi pubblici, senza peraltro creare i necessari parcheggi per le automobili, segno di scarsa lungimiranza dei nostri politicanti.

Raggiunto poi un benessere economico sicuramente oltre alle reali capacità del PIL della Nazione (fare debiti aiuta a soddisfare i propri sogni, ma o prima o dopo qualcuno ti farà tornare con i piedi per terra), la motocicletta ritorna come simbolo di affermazione, di moda, di conformazione al "gruppo" che ce l'ha: l'industria ha seguito questa richiesta proponendo modelli sempre più potenti, ingombranti, astronomici sia nelle dimensioni che nei prezzi.

Sparite le piccole cilindrate, il mondo delle due ruote ed un motore ha mostrato i muscoli creando una offerta artificiosa per una domanda altrettanto assurda, fuori dal buon senso: la crisi economica entra quindi pesantemente a gamba tesa, in questa situazione dove la forbice tra le classi sociali fa svaporare la domanda "normale".

Si spiegano solo così le elevate vendite nel 2011 e 2012 relative alle costosissime maxi-moto bavaresi, con un turn over di modelli ingiustificato da una reale esigenza, e dall'altro fronte la sparizione dal mercato delle performanti nude giapponesi, scelta tipica di chi investe meno denaro nel mondo delle due ruote ed un motore.

E' evidente che questi dati cambieranno ancora se la crisi, come è prevedibile, "morderà" ancora, e vedremo sul mercato dell'usato un gran numero di modelli di fascia alta: se vincerà il ragionamento che vede nelle moto di piccola cilindrata e nello scooter una scelta alternativa ad una autovettura difficile a mantenersi per i costi di gestione, potremmo assistere invece ad una ripresa del mercato in queste categorie.

La visione prettamente ludica dell'utilizzo della motocicletta, è anche uno dei motivi che dimostra lo scarso impegno del motociclista medio nei confronti dei tanti problemi di tutela dei diritti della mobilità delle due ruote ed un motore in Italia, e certifica le differenze con le associazioni come la nostra d'oltralpe, sia nei numeri che nel sostegno della causa.

Non avere parcheggi dedicati nella giusta misura, pagare le autostrade come le autovetture, una tassazione fiscale ed assicurativa sproporzionata, sono tutte problematiche mai risolte proprio per la scarsa attenzione a quello che dovrebbe essere un punto fermo: con moto e scooter, in primis, ci si dovrebbe MUOVERE, si dovrebbe andare al lavoro, a fare la spesa, intasando così molto meno le nostre città ed inquinando molto meno.

Se così fosse realmente, forse, i dati di vendita non sarebbero così drammatici e le nostre industrie avrebbero magari qualche motivo per voler "rinascere", consci che lo sviluppo delle quattroruote di alta fascia, ingombranti e costose, sono e saranno appannaggio esclusivamente di Nazioni che fino a ieri si muovevano solo in bicicletta e motorino…. a soddisfare una crescita del PIL a due cifre.

Noi dobbiamo scegliere: o continuare ad illuderci che siamo ancora il Primo Mondo, o prendere atto che siamo già il Secondo Mondo in pieno declino dove una mobilità più in linea con le nostre reali capacità economiche saà la scelta più saggia, e forse anche più appagante.

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Commenti   

0 #1 francessco abbonante 2013-03-13 08:30
si e' creato una crociata contro il popolo delle due ruote , ma che ne parliamo ha fare a nessuno interessa salvare questa cultura del motore
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