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Aggiornamento:Sab, 29 Lug 2017 7pm

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Il primo segno della vecchiaia: la rassegnazione

assicurazione

In questi giorni stiamo raccogliendo le firme per valutare l'interesse che possono avere i possessori di motoveicoli a due e tre ruote nel partecipare alla creazione di un fondo di garanzia che servirà per realizzare una compagnia di mutua assicurazione, specifica per motoveicoli.

Non abbiamo idea dei risultati finali, nei primi giorni una grande partecipazione, ma si nota già un rallentamento. Passata la fase della novità, inizia il periodo del consolidamento, speriamo non diventi un periodi di disinteresse. Queste battaglie non si realizzano in una settimana, ma se non si resta attivi finiscono con il protrarsi per mesi, facendo spegnere l'interesse. Oggi supereremo le 4000 firme, e l'obiettivo finale è di arrivare a 50.000.

Con la firma ci si impegna, solo moralmente, a impegnare 50€ per il fondo di garanzia, ma prima di arrivare al momento in cui sarà possibile effettuare il pagamento, saranno date molte altre informazioni, necessarie per potere fare una valutazione seria della nostra proposta.

E' vero che non tutti i motociclisti usano Internet, ma questa iniziativa coinvolge tutti i motoveicoli a due e tre ruote, e in Italia ce ne sono circa 8 milioni. E' il parco motociclistico italiano il più numeroso d'Europa. Con questo presupposto si potrebbe dire che 50.000 firme come obiettivo non è nemmeno molto impegnativo.

Però malgrado la raccolta firme sia fondamentalmente un modo di rilevare l'interesse, per poi passare alla realizzazione di quanto detto nel nostro progetto, ho visto in alcuni casi reazioni perplesse, di sfiducia. Si parte dal richiedere una infinità di dettagli su cosa verrà fatto e come verrà gestito, fino ad arrivare a critiche totali impostate sul "tanto non serve a niente, tanto non si arriva a niente, quindi non firmo". Il tutto solo per una firma dove vengono chiesti nome, cognome, CAP e indirizzo mail.

Io però mi chiedo, secondo questi "critici totali", cosa si dovrebbe fare per arrivare a cambiare le cose. Me lo chiedo poiché riceviamo questo tipo di critiche praticamente per ogni iniziativa che realizziamo, e quando gli chiedo come mai, la risposta è tipicamente sempre la stessa: "tanto fino ad ora non è servito".

Però mai nessuno che si renda conto che il motivo principale per cui queste iniziative fanno fatica a prendere piede è proprio la mancanza di partecipazione da parte dei motociclisti, mancanza di partecipazione che spesso viene motivata dal fatto che secondo loro "tanto non serve a niente". Un gatto che si morde la coda. Meno ci si impegna, meno le iniziative hanno risultati, e meno risultati ci sono, meno ci si vuole impegnare.

A questo punto vi chiedo: "Quanto deve essere grossa la ramazza che ci infileranno nel sedere per fare capire a TUTTI che se non ci diamo una mossa noi, nessuno farà mai nulla per i motociclisti?"

Mi auguro che tanta sana voglia di reagire possa entrare nel cuore dei motociclisti. Che cresca la voglia di partecipare alle battaglie che dovremo fare per difendere la nostra passione, per difendere le nostre scelte.

Non conta quanto sono lunghe le forcelle, quanti cilindri abbia la nostra moto, che sia con la carena o senza, se usa gomme tassellate o slick e quanto alto sia il manubrio, queste sono differenze esteriori che ritengo non contino nulla se paragonate a quello che abbiamo tutti in comune ed è dentro di noi: una passione per andare in moto, per la Libertà che sentiamo quando siamo in sella alle nostre motociclette.

E non pensate che gli scooteristi sono esentati. Anche chi sceglie uno scooter per andare al lavoro fa parte del mondo su due ruote. Anche chi va in scooter paga assicurazioni elevate, cade con i tombini messi male, si fa male con i guard rail o con la segnaletica verticale. Anche loro fanno parte degli 8 milioni di motoveicoli, e anche loro possono partecipare per creare un numero elevato di Cittadini In Moto capaci di unirisi per fare sentire le proprie ragioni. Magari in alcuni casi non c'è la molla della passione (però leggendo i forum di alcuni gruppi di maxiscooter, la passione la si percepisce anche li) ma ci deve essere la voglia di difendere le proprie scelte, che sono possibili perché siamo in un Paese libero e democratico.

Ma a volte sembra che la nostra libertà di scelta dipenda dal numero delle ruote che ha il nostro veicolo.

Ho un sogno nel cassetto: una manifestazione di motociclisti sulle autostrade per protestare contro i pedaggi, ma vederne TANTI, ma TANTI da bloccare una autostrada. Una manifestazione alla francese. Una manifestazione che farebbe capire che i motociclisti non sono soggetti passivi solo da tassare, ma Cittadini In Moto, pronti a richiedere che vengano rispettati i loro diritti.

Ho cinquant'anni, vado in moto da quando ne avevo diciotto... in Italia non ne ho mai vista una. Chissà se prima di morire riuscirò a vederne una.

Nel frattempo io vado avanti, continuo a provarci. Dicono che con il passare degli anni ci si demotivi, ma io sono più risoluto di vent'anni fa. Quando non avrò più voglia di esserlo, allora vorrà dire che sarò diventato vecchio.

Per chi partecipa alle nostre iniziative possiamo solo dire grazie, della solidarietà che dimostrate, della forza che date alle nostre battaglie.

A chi trova motivi per non partecipare posso solo dire buona fortuna, ma se poi le cose non vanno bene non chiedete perché nessuno non fa mai nulla: dovete chiederlo a chi vi guarda dallo specchio.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo." target="_blank">Marco Polli
Presidente Coordinamento Italiano Motociclisti - "Cittadini In Moto"

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