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Il contenzioso sui tutor di Autostrade per l’Italia: pagheremo di nuovo noi?

Tutor

A dicembre si aprirà il processo che vede Autostrade per l’Italia contro due informatici che vantano la paternità del Tutor: il creatore del programma informatico chiamato Sicve, e l’attuale proprietario dello stesso, che secondo loro è  quello utilizzato dai Tutor installati sulle autostrade, e di conseguenza hanno fatto causa alla società Autostrade per l’Italia accusandola di utilizzare un sistema copiato dal loro. 

A sua volta Autostrade per l’Italia ha denunciato i due perché ritiene che la loro richiesta sia ingiustificata e le loro reiterate iniziative con richieste di indennizzi risultino diffamatorie nei suoi confronti. Una questione enorme: il risarcimento richiesto è di 7 miliardi e mezzo di euro

I due informatici protagonisti della vicenda sono Romolo Donnini e Alessandro Patané, rispettivamente creatore e proprietario del software Sicve, al centro della contesa. 

In pratica i giudici sono stati coinvolti perché stabiliscano se davvero il sistema impiegato dai Tutor installati sulle arterie autostradali di Autostrade per l’Italia sia riconducibile al software dei signori Donnini e Patané. Il Tribunale si trova infatti davanti ad una parte che richiede di veder riconosciuti dei suoi diritti, e dall’altra una parte che nega tale riconoscimento e anzi ha fatto istanza affinché le richieste dei due vengano esplicitamente e definitivamente riconosciute infondate così da porre fine alla questione.

Se è semplice comprendere le richieste di Donnini e Patané (essi ritengono che il sistema dei Tutor utilizzi un loro programma) più complessa è l’istanza della società Autostrade per l’Italia. Essa infatti fa riferimento al fatto che i due hanno inoltrato le loro richieste “tardivamente” e che per di più le richieste stesse sono inammissibili e infondate nel merito. 

Da notare che la storia cominciò nel 1999, quando la società Craft, proprietà di Romolo Donnini, sviluppò e brevettò un “sistema di sorveglianza e controllo del traffico su strade e autostrade”.  Il sistema brevettato dalla Craft prevede appunto il controllo della velocità media dei veicoli attraverso i rilevamenti d’ingresso e di uscita degli stessi in un dato tratto di strada. Proposto il sistema sia alla società Autostrade per l’Italia che alla Polizia stradale, la società Craft non ebbe alcuna risposta. 

Ma nel 2004 la società Autostrade annunciava la messa a punto di un sistema capace di rilevare la velocità media dei veicoli in un modo tale che per il signor Donnini era sostanzialmente lo stesso del suo programma proposto nel 1999. Tra i due sistemi ci sono comunque differenze concrete e acclarate: in quello della Craft l’attivazione del rilevamento avviene in seguito alla percezione dei raggi luminosi emessi dai veicoli, mentre nei Tutor della società Autostrade, “l’innesco” del funzionamento avviene ad opera di sensori annegati nell’asfalto.

Dal punto di vista legale, la vicenda ha avuto diverse fasi: in un primo momento Donnini ha chiesto un indennizzo di 1,5 milioni e Autostrade gliene ha proposto 150 mila. 

Il richiedente ha respinto l’offerta ed ha avviato la causa legale per contraffazione di brevetto. Di fronte all’iniziativa di Donnini, la società Autostrade nel 2006 ha ritirato la sua domanda di brevetto pur sostenendo che il proprio sistema è originale e non utilizza quello della Craft. Non solo, Autostrade ha anche chiesto l’annullamento del brevetto della Craft, sostenendo che nel mondo vi sono altri dispositivi analoghi precedenti il brevetto Craft. 

Nel 2008 la Craft (cioè il signor Donnini) ha ceduto la proprietà del brevetto del sistema al signor Patané che ha “alzato il tiro” ampliando l’ambito della vicenda e delle presunte irregolarità compiute da Autostrade, appunto sino ad arrivare all’enorme richiesta di indennizzo di 7,5 miliardi. 

Dunque una vicenda per molti versi semplice, che però non stupirà se andrà avanti ancora per molto tempo prima di trovare una risoluzione: la paura è che i “conti” finali della vicenda li pagheranno, come sempre, gli utenti finali dell’autostrada in uno dei tanti “rincari” annuali.

O no?

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