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Aggiornamento:Lun, 15 Giu 2020 9pm

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Autostrade italiane: o la borsa o la vita?!

Pedaggi autostradali

Dire che ormai quella che è stata propinata ai poveri utenti delle autostrade italiane è una rapina, potrebbe sembrare una esagerazione, ma vi sfidiamo a fare dei confronti con il resto della rete autostradale europea per smentirci.

Ormai è scattata la gara a chi ha aumentato di più i il proprio tratto di competenza: in effetti a gennaio vi erano stati già degli aumenti, ma come ricorderete, il governo Monti NON aveva accettato TUTTE le richieste provenienti dai differenti gestori della erta, accontentando qualcuno ma non tutti neon per le richieste effettuate.

Ora invece, a partire dal 12 di aprile sono state soddisfatte le richieste ed il ministero delle Infrastrutture ha firmato il decreto che autorizza gli ulteriori aumenti, dopo aver raccolto il parere degli organismi competenti.

Fino al 3,8% in più è questa la mazzata che ci troveremo. Variabile l'entità degli incrementi medi, a seconda della società di gestione: si va dallo 0,007% per Autostrade per l'Italia (una piccola quota che le era stata negata in dicembre) al 3,8% della Sat (Livorno-Rosignano). 

In mezzo, col 2,9%, un gruppo di altre società come la Brescia-Padova, l'Ativa (Torino-Ivrea e tangenziali di Torino), la Milano-Serravalle (oltre al tratto omonimo, le tangenziali del capoluogo lombardo) e la Torino-Piacenza.

A questi aumenti si aggiunge la vergogna peggiore: un rincaro medio del 2,9% concesso anche alla Torino-Milano, dove i lavori di ammodernamento (realizzazione della corsia di emergenza, inesistente da quando venne trasformata in terza corsia di marcia) sono in corso da oltre dieci anni. 

Di conseguenza anche i tratti piemontesi si sono adeguati al rincaro dei pedaggi che, nel resto d'Italia, è stato registrato a gennaio. 

Da aprile, infatti, chi imboccherà l'autostrada in Piemonte spenderà dal 9 al 10% in più: un aumento che compensa abbondantemente la mancata variazione di gennaio, con un rincaro pari a 5 volte l’inflazione, ferma al 2%.

La cosa che irrita maggiormente è il fatto che il rincaro delle tratte piemontesi si inserisce in un momento in cui regna il silenzio generale. 

Lo scorso gennaio, infatti, aveva fatto parlare l'aumento medio del 3% subito dai pedaggi delle altre tratte. 

Dall'ondata del caro prezzi erano state escluse le autostrade piemontesi: qui si è scelto di intervenire in un momento diverso rispetto agli altri, in un periodo in cui i riflettori sono spenti, in modo che l’aumento potesse intervenire senza creare troppo scompiglio.

Prevedibile un aumento del traffico sulle strade statali per scappare dalla rapina di Stato? 

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Ufficio Comunicazione

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