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Responsabilità oggettiva per le trappole della strada!

Sentenze

E' facile prevedere che con una rete stradale al totale abbandono il rischio di rimettere cerchioni o peggio avere danni alla persona è sempre più elevato: da una parte lo Stato vuole abbassare i risarcimenti per i danni ( vedi: risarcimenti), e dall'altra ci siamo noi che continuiamo a pagare le tasse.

Ma la più recente giurisprudenza tende a ricollegare la responsabilità della Pubblica Amministrazione all’art. 2051 c.c. tutte le volte in cui sia “possibile un concreto controllo ed una vigilanza idonea ad impedire l’insorgenza di cause di pericolo, ovvero, per la loro limitata estensione territoriale, consentano una adeguata attività di vigilanza” (Corte Cass. n. 22671 del 21.112011). 

Da tale impostazione deriva come conseguenza primaria l’irrilevanza della colpa nella motivazione della causa dell’evento insidioso connesso con la custodia del bene, trattandosi di null’altro che dell’estensione del cosiddetto rischio da custodia. 

Questo si traduce nella configurabilità in capo alla Pubblica Amministrazione di una ipotesi di responsabilità meramente oggettiva comportante una restrizione dell’onus probatorio del danneggiato.

Di conseguenza l’utente sinistrato dovrebbe solamente provare il nesso causale tra l’infortunio generato dall’insidia e i danni riportati, (si veda Corte Cass. con la sent. n. 20415 del 22.09.2009) e si assisterebbe nel concreto all’inversione dell’onere della prova.

Il Comune è obbligato a custodire le strade e le aree ad esso affidate in custodia, con la conseguenza che è responsabile dei danni cagionati alle persone e cose, nei limiti in cui dimostri che vi sia l’impossibilità di governo del territorio.

Tuttavia appare ovvio come un tale principio debba trovare una limitazione nell’applicazione concreta, onde evitarne un abuso da parte dell’utenza. 

Si è assistito così al proliferare di paletti giurisprudenziali volti a limitare tali ipotesi di responsabilità oggettiva: come a dire, se sono troppi gli utenti a fare richiesta di danni, interveniamo per scoraggiarne l'abuso! 

Tuttavia, malgrado i tentativi giurisprudenziali, appare ovvio come per poter escludere la propria responsabilità in dette ipotesi, la Pubblica Amministrazione deve necessariamente provare l’esistenza di quel fattore estraneo alla sfera soggettiva del danneggiato, idoneo ad interrompere quel nesso causale posto a fondamento della responsabilità intesa come oggettiva.

In capo alla Pubblica Amministrazione, può tuttavia riscontrarsi, se vogliamo in via subordinata a quella finora esaminata, anche una responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c..

Tale norma infatti, posta a fondamento del “neminem laedere”, tende a tutelare il danneggiato dalla cosiddetta insidia o trabocchetto. Per poter trovare applicazione però al caso concreto devono poter riscontrarsi ben due differenti aspetti: quello dell’insidiosità, quale espressione oggettiva dello stato in cui versa il bene demaniale scenario del sinistro, e quello della non prevedibilità del verificarsi dell’evento, più squisitamente soggettivo. 

Si veda in merito la Sent. Corte Cass. n. 22671 del 21.112011 che parla di una “situazione di pericolo occulto […] caratterizzata dall’elemento oggettivo della non visibilità del pericolo e da quello soggettivo della non prevedibilità dello stesso secondo il comportamento di colui che utilizzi la normale prudenza”

Qui però non siamo dinnanzi ad una ipotesi di responsabilità oggettiva, e conseguentemente non si assiste all’inversione dell’onere della prova caratterizzante l’altra ipotesi analizzata, con la conseguenza che sarà il soggetto danneggiato a dover di volta in volta dimostrare che l’evento dannoso si è verificato a causa della cosiddetta “insidia” o “trabocchetto” ovvero che il bene demaniale presenti una situazione di pericolo occulto ricadendo in capo alla Pubblica Amministrazione solo l’onere della prova dei fatti impeditivi. 

Ovviamente, questo fattore discriminante del trabocchetto risulta essere una elaborazione giurisprudenziale volta a limitare l’estensione di responsabilità della Pubblica Amministrazione, che conseguentemente viene a ad assumere una posizione di innegabile vantaggio nei confronti del cittadino danneggiato. 

Ed è proprio per tale motivo che si è sviluppata l’ impostazione giurisprudenziale analizzata per prima, che appunto tende a riequilibrare i rapporti tra utenza e P.A..

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