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SR 258 Viamaggio: avevamo ragione noi!

Forestradale

L'azione determinata del Corpo della Forestale, su questa strada ancor più avvalorata dagli ultimi recenti controlli, sta dimostrando che le nostre posizioni espresse in passato in cui proponevamo delle proiezioni basate sull'analisi dell'impatto che avrebbe avuto la metodologia usata, erano corrette.

Abbiamo sempre sostenuto che facendo controlli a tappeto, dove vengono sanzionati motociclisti a pioggia, per avere commesso dei sorpassi a delle vetture che procedono esageratamente piano, si sarebbe creata la situazione per cui i motociclisti "civili", che non hanno interesse a competere in velocità, si sarebbero allontanati da quelle strade, mentre quelli "incivili", che vedono le strade come piste private, avrebbero proseguito nel loro modo di guidare, poiché eludere i controlli sarebbe stato solo un nuovo stimolo.

I primi di Settembre su quella strada si è svolta una gara clandestina che è stata pesantemente colpita dalle pattuglie aderenti all'operazione Defend Life (vedi articolo).

Ma sono anche altre le considerazioni da fare:

1) gli esercizi locali della zona hanno segnalato un drastico calo dei motociclisti, creando loro problemi di lavoro e calo del fatturato al punto di dover denunciare tale situazione;

2) la campagna mediatica fatta sui controlli è tale da rendere impossibile che ci sia qualcuno che non sappia di quello che avviene su quella strada;

3) malgrado la notorietà di questi controlli, ci sono ancora motociclisti che si danno appuntamento su quelle strade per competere come fosse una pista, e dopo settimane di indagini la Forestale ha trovato ancora il modo di intercettarli.

La conclusione finale, quindi, è semplice:

avevamo ragione noi!

I controlli hanno solo ottenuto il risultato di aver allontanato i motociclisti virtuosi, rimanendo i soli esaltati, dimostrando così che la campagna Defend Life, per come è stata attuata, ha solo stroncato il traffico motociclistico virtuoso oltre  agli esercizi pubblici frequentati da costoro, ma non riesce a scoraggiare gli esaltati in moto, che dovrebbe invece essere l'obiettivo primario.

Se nella pratica di una attività LECITA (andare in moto sulle strade degli Appennini) vi sono degli ESALTATI che esagerano e che creano problemi di sicurezza a se stessi ed agli altri, se le istituzioni pensando di risolvere il problema praticano azioni che disincentivano TUTTI dal compiere quella attività LECITA, hanno solo dimostrato la loro incapacità nella gestione del territorio. 

Quando chi è Stato, ovvero rappresenta la Società nella sua interezza per colpire qualche reo finisce per ridurre la libertà di chi reo non è il risultato è la perdita del rispetto dell'Autorità da parte di entrambe le figure colpite (ma la prima già non l'aveva peraltro..).

Per creare una vera cultura della sicurezza, indispensabile per limitare questi fenomeni il lavoro è molto più arduo e parte dalla formazione scolastica, dalle scuole guida, dalla sinergia tra le varie componenti che partecipano al problema.

Ma soprattutto ci conta ricordare che forse vi sono altre figure Istituzionali che hanno una competenza più specifica su questi temi e sarebbe anche utile conoscerne le posizioni in materia, oltre al fatto che "forse" contattare un'associazione di motociclisti che è tale, PRIMA dell'operazione, per valutare l'impatto di certe azioni sarebbe stato meglio.

Ribadiamo: un'associazione di motociclisti che, per Statuto, si occupa dei Diritti degli stessi, ovviamente di quelli "virtuosi" non degli esaltati: quelli li dobbiamo mandare in pista e le "piste", quelle NOI non le gestiamo proprio!

Coordinamento Italiano Motociclisti
Ufficio Comunicazione

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