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Guard rail da testare: speriamo non con le nostre teste!

GuardRailTest

Al fine di poter avere una validazione sul corretto utilizzo nella costruzione di una strada di adeguate protezioni, le stesse vanno testate, ovvero devono superare prove concrete sui materiali e sulla conformazione degli stessi. In Italia il principale campo prove è quello di AISICO, associazione nata nel 1982 e impegnata sia nella formazione e informazione sulla sicurezza stradale, che nella ricerca e appunto nella verifica e certificazione delle infrastrutture viarie come i guard rail. 

Il campo prove di Aisico attualmente è ad Anagni ma a breve verrà spostato a Pereto, in Abruzzo. Circa due i crash test svolti ogni settimana. Alla prova fa seguito un rapporto che, se positivo, consente al produttore di ottenere la certificazione CE. 

I test su barriere come guard rail e new jersey, sono di due tipi: su auto mobili, per verificare la capacità della struttura di respingere, senza troppi danni, il veicolo dopo l’urto; sui mezzi pesanti, che la barriere deve poter contenere. 

L’Aisico per un periodo ha svolto test su guard rail adattati all’impatto con una moto. Test interrotti, anche perché la normativa non fissa un obbligo per la realizzazione di dispositivi omologati per le due ruote. Sicuramente nel nord Europa la presenza dei motociclisti non è così consistente.  

Ma in Italia e in Spagna il discorso è diverso. E quest’ultima, dal 2007, prevede barriere omologate per le due ruote. Vengono esaminate anche le altre barriere stradali, in quanto non sono solo i guard rail a dover fermare impatti violenti a causa di incidenti.

Nel campo prove di Anagni è possibile effettuare test sui pali (dell’illuminazione, semaforici, di sostegno della segnaletica). La Comunità europea stila delle classificazioni dei "prodotti-palo" in base alle specifiche caratteristiche, che poi naturalmente occorre valutare prima della messa su strada. 

In Italia però, manca una norma che renda vincolanti queste caratteristiche. Sarebbe sufficiente, secondo gli esperti dell’Aisico, un decreto ministeriale che prevedesse, in determinate circostanze, l’impiego di pali con capacità di assorbire gli urti. 

Un palo flessibile, ad esempio, costerebbe poco di più di uno tradizionale ma salverebbe molte vite.  

Altro tema è quello degli alberi. Se necessario per la sicurezza stradale, andrebbero protetti o rimossi. Ma non c’è un obbligo specifico. In assenza di risorse adeguate, il problema è stabilire la responsabilità in caso di incidente, considerando il generico obbligo per i gestori di garantire condizioni di sicurezza della strada. 

Alla fine, quindi, tutto fa capo alla responsabilità degli Enti locali competenti che, tuttavia, hanno sempre meno fondi per la messa in sicurezza degli alberi.

Probabilmente se TUTTE le associazioni motociclistiche che, alla fine, conterebbero migliaia di iscritti e quindi avrebberola forza numerica necessaria, facessero le dovute pressioni sulle istituzioni per rivolgere maggiori attenzioni a piccoli interventi che potrebbero salvare molte vite, le cose sarebbero diverse: allo stato attuale la voce dei motociclisti non arriva al "palazzo", chissà perché? Volete provare a dare VOI che leggete la risposta?

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo." target="_blank">Coordinamento Italiano Motociclisti
Ufficio di comunicazione

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