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Aggiornamento:Lun, 29 Lug 2019 9pm

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Con il Lunedì arriva la conta delle vittime...

incidente zafira

E' arrivato Lunedì, si ricomincia a lavorare dopo il WE, e dopo il WE si fa la conta di quanti sono stati i morti in motocicletta sulle nostre strade.

Utilizziamo un servizio che ci manda una raccolta di notizie su una serie di argomenti, e tra la domenica pomeriggio e il lunedì riceviamo una serie di notizie che sembrano un bollettino di guerra.

Queste notizie vengono spesso riportate sui social network, e alle foto di moto fracassate si risponde con messaggi di cordoglio (come "RIP fratello") o con invettive verso gli eventuali conducenti degli altri veicoli coinvolti, che vengono sempre automaticamente considerati i responsabili dell'incidente. Non mancano mai commenti dove, vista l'ecatombe settimanale, si annuncia di avere pensato di vendere la moto.

La prima sensazione che si ha è che si sia aperta la stagione della "caccia al motociclista", ma se non ci si ferma alle foto e si leggono gli articoli, magari cercandone altri che parlino dello stesso evento, la sensazione che si riceve è ben diversa.

Se si osservano i danni alle moto con un minimo di spirito critico, spesso si potranno notare che sono devastanti, che sono coerenti con un impatto a velocità molto elevata, di certo superiore al limite che quella strada potrebbe avere (ricordo che sulle statali il limite va dai 60 ad un massimo di 90 all'ora).

Si sono viste foto di incidenti avvenuti in area urbana, dove il limite è di 50 km/h, dove la moto ha quasi tagliato in due l'autovettura che stava girando a sinistra. Il commento poi riporta spesso di motociclisti che sono finiti a centinaia di metri dall'incidente. In questi casi si addebita sempre la responsabilità al conducente della autovettura, che siccome non fa attenzione non ha visto il motociclista.

A volte qualcuno si chiede "ma la velocità della moto permetteva di essere vista?" e allora commenta "...forse stava correndo troppo..." . Ma questi commenti vengono subito criticati, le risposte tipiche sono "ora non è il momento", oppure "sono commenti che non servono", e chi li fa viene accusato di essere un moralista.

Peccato che chi attacca questo tipo di critiche non si rende conto di quanto sia ipocrita e inutile limitarsi a dire "RIP fratello".

RIP... Requiescat in Pace. Riposa in pace, ma ora ditemi che pace può avere un motociclista che per avere esagerato con il gas, finisce con il perdere la vita contro una autovettura o contro un guardrail? Che pace possono avere i suoi cari quando si rendono conto di quanto sia stato sconsiderato il suo gesto, che per vivere con adrenalina la sua passione ha aperto troppo la manetta?

Morire non è mai una cosa positiva, ma se vogliamo davvero onorare la memoria di chi ha lasciato, dobbiamo fare in modo che non sia anche inutile!

L'analisi di un incidente crea l'occasione di apprendere qualcosa che può permettere ad altri di non incorrere nello stesso incidente e magari evitare altri morti, se vogliamo davvero onorare il fratello motociclista morto mentre voleva vivere la sua passione questa analisi diventa doverosa e irrununciabile.

Se oggi il tunnel del Monte Bianco è uno dei più sicuri del mondo è perché dopo l'incidente del 1999 non ci si è limitati a dire "RIP" per poi fare continuare tutto come prima. E' stato analizzato l'incidente e poi sono state prese delle contromisure perché quella tragedia potesse servire da insegnamento. Senza di questo oltre alle 39 vittime di quell'incidente, ce ne sarebbero state tante altre, in tanti altri tunnel. (Il sistema di sicurezza del tunnel del Monte Bianco è oggi preso ad esempio per le gallerie stradali di tutto il mondo)

Ma una cosa è analizzare un incidente dove le persone erano solo vittime, mentre è molto diverso analizzare un incidente dove si rischia di scoprire che la vittima ha una gran parte di responsabilità dell'incidente stesso. Questa si chiama ipocrisia.

Come diceva una canzone dei Nomadi di tanti anni fa, "l' ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto"

Quando si vede che è stato un altro veicolo ad investire una moto, non ci sono mai problemi a parlare di chi è responsabile e di chi magari correva troppo. Ma quando si vedono incidenti come quello raffigurato nella foto, dove una moto è letteralmente entrata dentro una Opel Zafira, devastandola, le cose cambiano. Basta avere un minimo di esperienza di guida di moto per capire che l'impatto deve essere avvenuto a velocità elevata, e che non può essere stata l'auto a fermarsi praticamente in tempo zero, rendendo impossibile ogni manovra evasiva alla moto.

L'incidente è avvenuto su un rettilineo dopo una curva veloce, se si fosse viaggiato entro i limiti tenendo le necessarie distanze di sicurezza, ci sarebbe stato tutto il tempo di vedere l'auto rallentare, per frenare e poi cambiare traiettoria.

Tutto questo purtroppo non è avvenuto, e un trentanovenne ha perso la vita, ma non volere guardare quello che è successo e dire solo "RIP" serve solo ad aggiungere inutilità alla tragedia. Capire ed ammettere che stava andando troppo veloce fa invece capire che una alternativa c'era: bastava andare più piano per evitare l'incidente.

Ma accettare questo è difficile per l'imbecille in moto medio, che fa della arroganza il suo stile di vita.

Agli imbecilli in moto piace pensarsi immortali, piace "sentirsi vivi" aprendo il gas, piace sentirsi i "signori della strada". Pensano che siccome hanno una moto da 170 cavalli, allora i limiti non hanno senso di esistere per loro. Vedono la strada più veloce e godono di questo, ma se gli si dice che tutto avviene più veloce, compreso il verificarsi di situazioni pericolose, che diventano così difficilissime da gestire allora si infastidiscono, come se si stesse facendo gli uccelli del malaugurio.

(Se non funzionasse il sistema di voto, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., e per dire la vostra mettete un commento in fondo all'articolo, anche se breve)

Quanto detto in questo articolo...

Lo condivido al 100% - 76.1%
Lo condivido al 75% - 17.4%
Lo condivido al 50% - 0%
Lo condivido al 25% - 2.2%
Non sono d'accordo - 4.3%

Voti Totali: 46
Il sondaggio è finito il: 01 Ott 2015 - 10:47

Se chi non è d'accordo volesse lasciare un commento, sarebbe gradito. Nel caso meglio farlo prima del voto.

Sono subito pronti a ribattere "è qualcosa che abbiamo fatto tutti, nessuno va a velocità da codice, se ora critichi sei un moralista ipocrita". Commento degno di un imbecille in moto! E' vero che con i limiti che ci sono è difficilissimo guidare sempre nel rispetto dei limiti, ma una cosa è superare il limite di 10 o 20 km/h (cosa che durante un giro in moto capita praticamente ogni volta), ma superare i limiti del 100% o più, non è assolutamente la stessa cosa.

Fino a che si vorranno equiparare le due cose per volere rendere "normale" la seconda delle due, i morti del weekend continueranno a non diminuire.

Spesso poi ci lamentiamo che le condizioni delle strade sono pessime o i limiti assurdi. In questi casi è importante comprendere che ogni volta che una moto si schianta a velocità assurda, ogni volta che qualche gruppo esorta ad andare "sempre a martello", "andare a cannone" o ad "aprire la manetta" si perde la credibilità che è indispensabile per richiedere delle strade più sicure o dei limiti meno castranti.

Quando si chiedono dei guardrail salva motociclisti, e poi su strade con il limite a 70 si va a sbatterci contro ai 140, secondo voi che tipo di messaggio viene dato alle istituzioni?

A tutti coloro che pretendono di potere andare in strada come si preferisce per poi lamentarsi della sicurezza delle strade ricordiamo l'esistenza di un concetto che dovrebbe essere trasmesso con l'educazione che si riceve in famiglia, e se non ve lo hanno detto i vostri genitori ve lo diciamo noi: prima di rivendicare i diritti, si debbono adempiere i propri doveri.

Noi del Coordinamento Italiano Motociclisti promuoviamo da sempre uno stile di guida che sia rispettoso dei limiti della strada e degli altri utenti della strada. Lo facciamo poiché riteniamo sia la prima cosa da fare se si vogliono avere strade sicure, che ci permettano di fare sempre ritorno a casa la sera dopo un giro in moto. Critichiamo apertamente chi scambia la strada per una pista, e vorremmo capire come la pensa chi ci legge.

Il sondaggio in questa pagina serve a questo, perché possiate dire velocemente se concordate o meno con quello che diciamo. Alla fine di questo articolo potete anche lasciare un commento, se ci dedicate due minuti in più ci piacerebbe sapere cosa ne pensate, e che tipo di mentalità hanno quei motociclisti italiani che ci seguono.

Marco Polli
Presidente del Coordinamento Italiano Motociclisti

© Riproduzione concessa citando la fonte e il link all'articolo. 

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